Come muoversi in sala operatoria senza contaminare il campo sterile
All'inizio mi è capitato di contaminare un telo sterile senza nemmeno accorgermene.
Stavo aprendo il materiale e avevo una sola cosa in testa: fare in fretta.
Volevo aprire tutto velocemente, stare dietro al ritmo della sala, non sembrare quello che rallenta gli altri.
Nella foga sono andato oltre con le mani e ho toccato il telo sterile che si trovava all'interno della confezione.
Il problema è che non me ne sono nemmeno reso conto.
Ho continuato ad aprire.
E così ho contaminato anche il telo che conteneva il materiale.
Quando sei all'inizio può succedere proprio questo.
Sei talmente concentrato sul fare bene, sul fare veloce e sul non rimanere indietro che perdi la percezione di quello che stanno facendo le tue mani.
Paradossalmente, la voglia di essere veloce può farti commettere proprio l'errore che stavi cercando di evitare.
È anche per questo che credo che imparare la sterilità non significhi soltanto memorizzare una serie di regole.
Devi imparare a controllare i tuoi movimenti.
A sapere dove sono le mani.
A capire cosa hai davanti.
E soprattutto a non lasciare che la fretta decida al posto tuo.
Quando inizi a lavorare in sala operatoria, infatti, c'è una domanda che ti gira continuamente in testa:
“Da qui posso passare?”
Poi ne arriva un'altra.
"Questo posso toccarlo?"
E magari cinque minuti dopo:
"Sono passato troppo vicino?"
All'inizio la sterilità la vivi così.
Non come un insieme ordinato di regole, ma come una specie di mappa invisibile che tutti sembrano conoscere tranne te.
Ed è proprio quella mappa che, lentamente, devi imparare a vedere.
Prima di muovermi, guardo
È probabilmente l'abitudine più semplice che consiglierei a chi sta iniziando.
Prima di partire, guardare.
Dove sono i tavoli sterili?
Dove si trovano le apparecchiature?
Dove stanno lavorando chirurgo e strumentista?
Da quale parte stanno passando gli altri?
Ci sono cavi o tubi lungo il percorso?
Quanto spazio ho?
Quando entro in una situazione che conosco poco, preferisco perdere un secondo a capire dove mi trovo piuttosto che iniziare a muovermi a tentoni.
Sembra banale.
Ma molti movimenti sbagliati iniziano semplicemente da questo: il corpo parte prima che la testa abbia letto la stanza.
All'inizio vuoi sempre fare qualcosa
Secondo me questo è uno dei problemi più comuni di chi entra in sala.
Stare fermi fa sentire inutili.
Quindi ti muovi.
Vai a prendere qualcosa.
Torni.
Ti sposti perché pensi di intralciare.
Poi qualcuno deve passare e ti sposti di nuovo.
Il risultato è che magari hai attraversato mezza sala senza che fosse realmente necessario.
Con il tempo ho capito una cosa:
muoversi tanto non significa lavorare tanto.
In sala spesso vale il contrario.
Chi conosce bene quello che sta facendo compie pochi movimenti, ma quasi tutti hanno uno scopo.
AORN raccomanda proprio di ridurre i movimenti non essenziali attorno al campo sterile e di limitare il traffico nella sala per ridurre il rischio di contaminazione.
Questo non significa diventare immobili.
Significa smettere di muoversi per nervosismo.
Prima di spostarti puoi chiederti:
- dove devo arrivare?
- qual è il percorso più semplice?
- devo davvero muovermi adesso?
- sto per incrociare qualcuno?
- cosa c'è dietro di me?
All'inizio ci pensi.
Poi, lentamente, diventa automatico.
Il campo sterile non rimane uguale per tutto l'intervento
Un'altra cosa che all'inizio sottovalutavo è quanto cambi la sala durante una procedura.
Prima dell'intervento hai davanti una situazione.
Poi arrivano apparecchiature.
Si sposta un tavolo.
Entra un dispositivo.
Qualcuno cambia posizione.
Compare un cavo dove dieci minuti prima non c'era nulla.
Per questo non basta guardare la sala una volta all'inizio e memorizzarla.
Devi continuare a leggerla.
È quasi come guidare.
Non guardi la strada soltanto quando parti.
Continui a controllare quello che cambia mentre ti muovi.
La stessa cosa, secondo me, succede in sala operatoria.
Quando sei sterile cambia tutto
Quando indossi camice e guanti, lo spazio intorno a te cambia completamente significato.
Prima potevi pensare soltanto:
"Devo andare lì."
Adesso devi pensare anche:
"Come ci arrivo?"
e:
"Cosa c'è intorno a me?"
Una cosa che cerco di evitare è girarmi di colpo.
Qualcuno ti chiama.
Senti una richiesta dietro di te.
L'istinto è voltarti immediatamente.
Io preferisco prima capire cosa c'è intorno e poi muovermi.
Non perché bisogna andare piano.
Perché un movimento rapido fatto sapendo esattamente cosa hai intorno è molto diverso da un movimento istintivo fatto alla cieca.
Le modalità precise con cui il personale sterile deve muoversi, interagire con il campo e passare vicino ad altri operatori devono seguire le procedure adottate dalla struttura. AORN raccomanda in generale che gli spostamenti attorno al campo avvengano in modo da prevenirne la contaminazione.
Per questo eviterei di imparare da Internet regole rigide come:
"Puoi stare esattamente a X centimetri."
oppure:
"Questa parte è sempre sterile e questa sempre no."
Su questi dettagli devi conoscere la procedura della tua struttura e imparare con chi ti affianca.
Quello che puoi allenare fin dal primo giorno è invece la consapevolezza.
Anche le mani hanno bisogno di un posto
Quando sei appena entrato in strumentazione capita una cosa abbastanza buffa.
Non sai cosa fare con le mani.
E quando non sai cosa fare con le mani, inizi a fare cose inutili.
Le abbassi.
Le allarghi.
Sistemi qualcosa.
Ti appoggi quasi senza accorgertene.
Le sposti perché non sai dove tenerle.
Per questo avere una posizione neutra, coerente con la tecnica sterile insegnata nella propria struttura, aiuta molto.
Soprattutto evita quella sensazione di dover continuamente "parcheggiare" le mani da qualche parte.
Lo stesso vale per la preparazione chirurgica delle mani: prima di indossare camice e guanti sterili deve essere eseguita l'antisepsi chirurgica secondo la tecnica e il prodotto adottati; CDC raccomanda inoltre di seguire le indicazioni del produttore per durata e modalità di applicazione.
Ma la tecnica non si impara semplicemente copiando un movimento.
Se durante l'affiancamento non capisci perché un collega tiene le mani in un certo modo, chiediglielo.
È molto più utile di imitare il gesto per dieci giorni senza averne capito il motivo.
Un tavolo ordinato ti fa muovere meno
Questa cosa si collega direttamente al lavoro dello strumentista.
Un tavolo ordinato non serve a essere bello.
Serve a sapere dove andare.
Se mi chiedono qualcosa e so esattamente dove si trova, faccio un movimento.
Se devo cercarlo, magari ne faccio dieci.
Sposto uno strumento.
Ne sollevo un altro.
Guardo sotto.
Rimetto a posto.
Riparto.
Per questo l'ordine del tavolo non è estetica.
È economia di movimento.
E quando il ritmo dell'intervento aumenta questa differenza si sente moltissimo.
È uno dei concetti che approfondisco anche in cosa deve imparare davvero un infermiere strumentista all'inizio.
Non dimenticare quello che hai dietro
Il campo operatorio attira inevitabilmente quasi tutta l'attenzione.
Ed è giusto così.
Ma la sala continua a esistere anche fuori da quello che stai guardando.
Cavi.
Tubi.
Aspirazione.
Elettrochirurgia.
Apparecchiature.
Supporti.
Tavoli.
Altre persone.
È per questo che prima di un movimento ampio guarderei sempre.
Soprattutto quando devo arretrare o girarmi.
Dopo un po' inizi a costruirti una specie di mappa mentale della stanza.
Non la vedi soltanto.
La percepisci.
E questa, secondo me, è una delle differenze più evidenti tra chi è appena arrivato e chi lavora in blocco da tempo.
Cosa fare se pensi di aver contaminato qualcosa
Questa però è la cosa più importante di tutto l'articolo.
Prima o poi ti verrà un dubbio.
"Ho toccato?"
"Il guanto ha sfiorato quella superficie?"
"La confezione era integra?"
"Sono sicuro che questo sia ancora sterile?"
L'errore non è avere il dubbio.
L'errore è pensare:
"Mah... probabilmente no."
e continuare.
AORN raccomanda di controllare l'integrità delle confezioni prima dell'apertura e, quando una contaminazione si verifica o viene sospettata, di intervenire immediatamente. Un guanto contaminato, per esempio, deve essere sostituito utilizzando tecnica sterile.
Per me la frase più importante da imparare non è una regola tecnica.
È questa:
“Mi fermo un attimo: credo di aver contaminato.”
Poi si valuta cosa è successo e si applica la procedura corretta.
Non devi conoscere da solo la soluzione a qualsiasi possibile contaminazione.
Devi però avere abbastanza sicurezza professionale da non nascondere il dubbio.
Essere veloci non significa essere frenetici
Quando qualcosa cambia improvvisamente durante un intervento, il corpo tende ad accelerare.
È normale.
Il problema arriva quando la velocità diventa agitazione.
Ti giri senza guardare.
Allunghi una mano prima di aver capito.
Fai un percorso inutile.
Urti qualcosa.
Poi devi correggere il movimento che hai appena fatto.
Alla fine sei stato velocissimo per metterci più tempo.
Chi lavora bene sotto pressione spesso dà invece una sensazione diversa.
Si muove rapidamente, ma senza sembrare in fuga.
Secondo me è perché la velocità non nasce dal correre.
Nasce dal sapere dove devi andare.
La vera velocità in sala è eliminare i movimenti che non servono.
Se fosse il mio primo giorno, penserei solo a queste cinque cose
Non proverei a memorizzare cinquanta divieti.
Terrei in testa cinque cose:
- Prima di muovermi guardo dove sono il campo sterile, le persone e le apparecchiature.
- Non mi sposto soltanto per la sensazione di dover fare qualcosa.
- Prima di girarmi o arretrare controllo cosa ho intorno.
- Cerco di mantenere ordinata la mia zona di lavoro.
- Se ho un dubbio sulla sterilità, lo dico subito.
Il resto viene.
Con l'affiancamento.
Con le procedure della struttura.
Con gli errori corretti in tempo.
E soprattutto con le ore trascorse dentro quella stanza.
All'inizio devi pensare a ogni movimento.
Poi un giorno ti accorgi che non ti stai più chiedendo continuamente:
"Da qui posso passare?"
Lo sai.
Non perché hai memorizzato una lista di divieti.
Perché hai finalmente imparato a vedere la sala.
Se stai entrando adesso in questo mondo, il passaggio successivo è capire cosa deve imparare davvero un infermiere strumentista quando parte da zero.