Primo giorno in sala operatoria: quello che avrei voluto sapere anch’io

Condividi

Del mio primo periodo in sala operatoria ricordo soprattutto una sensazione: tutti sembravano sapere cosa fare, tranne me.

Entravo nel blocco e vedevo colleghi che si muovevano come se seguissero un copione. Lo strumentista preparava il tavolo. L’infermiere di sala apriva materiale senza esitazioni. A volte bastava uno sguardo tra due persone per capire cosa serviva.

Io, invece, dovevo pensare a tutto.

Dove mi metto? Posso passare di qui? Questo lo posso toccare? Cos’ha appena chiesto il chirurgo?

Tornavo a casa con la sensazione di aver visto tantissime cose e di non averne trattenuta quasi nessuna.

Per un po’ ho pensato che il problema fosse essere poco portato per la sala operatoria.

Poi ho capito che stavo facendo un confronto sbagliato: io ero all’inizio e guardavo colleghi che avevano ripetuto quegli stessi gesti per anni.

All’inizio cercavo di dimostrare di essere all’altezza

Quando sei nuovo vuoi essere utile.

Vuoi far vedere che hai capito. Che sei sveglio. Che non rallenti gli altri.

E proprio per questo può capitare di esitare davanti alla domanda più semplice.

Magari qualcuno ti chiede qualcosa e non hai capito bene.

Dentro di te sai che dovresti chiedere. Ma parte quel pensiero fastidioso:

“Dovrei saperlo.”

Oggi, se potessi tornare indietro, mi direi una cosa molto semplice:

chiedi.

Una domanda fatta nel momento giusto dura pochi secondi. Cercare di nascondere che non hai capito può creare molta più confusione.

Con il tempo ho imparato che essere affidabile non significa sapere sempre cosa fare.

Significa anche riuscire a dire:

“Non lo so.”

“Me lo fai vedere?”

“Puoi ripetermelo?”

“In sala operatoria ogni passo deve avere un motivo”

Questa frase me la disse una collega che stimo molto.

All’inizio non ci diedi troppo peso.

Poi ho capito quanto fosse utile.

Quando sei nuovo, stare fermo può farti sentire quasi fuori posto. Così ti muovi. Sistemi qualcosa. Vai a prendere materiale. Cerchi continuamente un modo per renderti utile.

Io lo facevo.

Poi ho iniziato a chiedermi una cosa prima di muovermi:

perché sto facendo questo gesto?

Se non avevo una risposta, spesso la cosa migliore era osservare ancora qualche secondo.

È stato uno dei cambiamenti più importanti dei miei primi mesi.

All’inizio cercavo soprattutto di fare.

Poi ho iniziato a cercare di capire.

E la sala ha cominciato lentamente ad avere una logica.

La velocità arriva dopo

Ricordo anche un chirurgo che, durante uno dei primi interventi, mi disse soltanto:

“Più veloce.”

Io non sentii una correzione tecnica.

Sentii: “Non sei abbastanza bravo.”

All’inizio succede facilmente. Una correzione diventa un giudizio su di te.

Con il tempo ho imparato a separare le due cose.

In quel momento serviva più velocità. Punto.

Questo non significava che dovessi diventare frenetico, né che fossi inadatto alla sala.

La velocità arriva quando inizi a conoscere gli spazi, le sequenze e gli strumenti. Cercarla prima della comprensione, invece, significa spesso fare più rapidamente qualcosa che non hai ancora capito.

Cosa fare davvero il primo giorno in sala operatoria

Se dovessi tornare al mio primo turno, mi concentrerei solo su tre cose.

Osservare prima di muovermi.

Capire la stanza, le persone e quello che sta succedendo vale più che cercare continuamente qualcosa da fare.

Chiedere quando non ho capito.

Una domanda breve è più professionale di un tentativo fatto sperando di aver intuito bene.

Accettare di essere nuovo.

Il confronto utile non è con chi lavora in blocco da quindici anni. È con quello che oggi riesco a capire un po’ meglio rispetto a ieri.

Non sono scorciatoie per diventare esperti.

Sono semplicemente un modo più sensato di iniziare.

A un certo punto succede una cosa curiosa: smetti di vedere soltanto persone che si muovono e inizi a riconoscere una sequenza. Capisci perché qualcuno prepara una cosa prima. Perché un controllo viene fatto in quel momento. Perché la giornata segue un certo ritmo.

Ed è lì che nasce la domanda successiva.

Il passo successivo

Dopo esserti orientato nella stanza, prova a guardare il Blocco come un flusso completo.

Continua con Una giornata in sala operatoria: cosa succede davvero dal primo all’ultimo intervento.