Closed-Loop Communication in sala operatoria: quando ripetere una frase può evitare un errore
Ci sono momenti in sala operatoria in cui parlano tutti.
Il chirurgo chiede qualcosa.
L’anestesista comunica un dato.
Il monitor suona.
L’infermiere di sala sta recuperando materiale.
In mezzo a tutto questo è facile pensare una cosa:
“Avrà capito.”
Ed è proprio lì che nasce il problema.
Perché sentire non significa necessariamente aver capito. E aver capito non significa sapere chi si occuperà di quella richiesta.
La Closed Loop Communication, per come la vivo io in sala, serve soprattutto a questo: smettere di dare per scontato che un messaggio sia arrivato dove doveva arrivare.
Una cosa che ho iniziato a fare con le suture
A me capita spesso con i fili.
Alcuni chirurghi, dopo avermi chiesto una sutura e averla ricevuta, mi domandano:
“È il Vicryl 2/0?”
All’inizio rispondevo semplicemente:
“Sì.”
Poi ho iniziato ad anticipare quella domanda.
Quando porgo una sutura che può essere confusa con un’altra, cerco di nominarla:
“Vicryl 2/0.”
oppure:
“Seta 2/0.”
Sono poche parole.
Ma in quel momento entrambi sappiamo cosa sto mettendo nella sua mano.
Se ho capito male la richiesta, il chirurgo può correggermi subito.
Se ho capito bene, continuiamo.
È stato lì che la Closed Loop Communication ha smesso di sembrarmi una tecnica da corso ed è diventata una cosa molto pratica.
Richiesta, conferma, verifica
Il principio è semplice.
Una persona comunica qualcosa.
Chi riceve il messaggio conferma cosa ha capito.
Chi ha iniziato la comunicazione verifica che sia corretto.
In altre parole:
richiesta → conferma → verifica.
AHRQ, attraverso TeamSTEPPS, descrive proprio questo meccanismo come un modo per verificare che il messaggio sia stato ricevuto e compreso correttamente.
Non significa però ripetere ogni frase per otto ore.
Se qualcuno mi chiede una garza in un momento tranquillo non devo trasformare la sala in una torre di controllo.
Io uso una domanda molto più semplice:
se questa informazione venisse capita male, sarebbe un problema?
Se la risposta è sì, vale la pena confermarla.
Può essere una sutura.
Un dispositivo.
Un dato clinico.
Un conteggio.
Un campione.
Una richiesta arrivata mentre tutti stanno facendo altro.
Sotto pressione tendiamo a comunicare peggio
Il paradosso è questo.
Più aumenta la pressione, più avremmo bisogno di essere chiari.
E invece proprio allora le frasi si accorciano, le richieste si sovrappongono e nasce la fretta di dimostrare di aver capito.
Per chi è nuovo questo pesa ancora di più.
Hai già la testa piena di strumenti, sterilità, fasi dell’intervento e persone che sembrano andare molto più veloci di te.
Dire:
“Non ho capito.”
può sembrare quasi un’ammissione di incompetenza.
In realtà, in alcuni momenti, è esattamente la cosa più professionale che puoi dire.
Il dubbio deve uscire dalla tua testa
Questa è la parte che considero più importante.
Puoi conoscere perfettamente la teoria della comunicazione e poi, quando qualcosa non torna, pensare:
“Forse sono io.”
“Non voglio interrompere.”
“Magari lo hanno già visto gli altri.”
E restare in silenzio.
Per questo mi piacciono le frasi semplici:
“Non ho capito la richiesta.”
“Confermi questo?”
“Il conteggio non torna.”
“Ho un dubbio sulla sterilità.”
Non sono formule eleganti.
Fanno però una cosa fondamentale:
portano il dubbio fuori dalla tua testa e dentro l’équipe.
Questo principio vale anche durante la checklist chirurgica. Il Time Out, per esempio, non serve a leggere velocemente delle caselle. Serve a far sì che alcune informazioni importanti vengano dette e ascoltate nello stesso momento.
La regola che uso per ricordarmela
Non mi interessa memorizzare parole inglesi.
Mi interessa questa domanda:
questa informazione è abbastanza importante da voler essere sicuro che sia stata capita?
Se sì, la confermo.
Se non ho capito, chiedo.
Al prossimo turno puoi fare un piccolo esperimento: scegli una sola situazione in cui normalmente daresti per scontato che il messaggio sia arrivato e prova invece a chiudere il giro con una conferma breve.
Poi osserva se cambia qualcosa nella chiarezza del lavoro.
Il passo successivo
Comunicare bene è relativamente semplice quando il clima è tranquillo.
Diventa molto più difficile quando la tensione sale e fare una domanda sembra quasi esporsi.
Il passo successivo è Il chirurgo difficile: come restare lucidi quando la tensione in sala operatoria sale.
Fonti essenziali
AHRQ TeamSTEPPS — Closed-Loop Communication